L'emigrazione: un cammino per la libertà

Pubblicato il 23 Febbraio 2026

Gli alunni della Scuola Media C. A. Martini di Revò, hanno realizzato un plastico dedicato alle migrazioni dei trentini verso l’America e altri Paesi tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

Quest’anno, con i miei alunni della Scuola Media C. A. Martini di Revò, abbiamo realizzato un plastico dedicato alle migrazioni dei trentini verso l’America e altri Paesi tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Non volevamo solo studiare una pagina di storia.
Volevamo farla rivivere.
Il plastico è costruito come un grande cammino circolare: al centro, una casa immersa nel verde, simbolo di una terra nuova, di un futuro possibile, di quella promessa che tanti nostri nonni hanno inseguito attraversando l’oceano.
Intorno, un percorso fatto di impronte.
Impronte piccole e grandi, colorate, diverse tra loro. Ogni impronta rappresenta una storia, una famiglia, un volto, un sogno. I ragazzi hanno modellato queste impronte con materiali diversi… gesso, cartapesta, colori acrilici, elementi naturali, per dare consistenza concreta a ciò che spesso rimane solo parola nei libri di storia.
Ai lati del plastico emergono le cause della partenza: la povertà, la fame, la guerra, la discriminazione. Sono raffigurate con immagini forti: case addossate una all’altra, soldati, paesaggi aridi, volti in cammino. Non sono semplici decorazioni, ma memoria visiva. Ogni elemento è stato pensato per restituire l’emozione di chi partiva: la paura di una terra sconosciuta, la nostalgia per ciò che si lasciava, ma anche la speranza ostinata di un futuro migliore. Attraverso questo lavoro manuale e simbolico, i ragazzi hanno compreso che l’emigrazione non è solo un fenomeno storico, ma un’esperienza umana universale. È il coraggio di attraversare l’incertezza. È il desiderio di dignità. Secondo me, l’arte a scuola serve proprio a questo: trasformare la memoria in esperienza viva. Io penso che, mentre modellavano quelle impronte, i miei studenti abbiano camminato idealmente accanto ai loro antenati. E questo, per un insegnante, è il risultato più grande.

Lucina Cuccio

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